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Inversione di ruolo: il debito dei mercati emergenti si rivela stabile

I mercati emergenti continuano ad affrontare le difficoltà derivanti dal COVID e dall’inflazione elevata. Tuttavia, la resilienza mostrata finora nel 2022 suggerisce che le banche centrali dei mercati emergenti siano percepite come all’avanguardia nella lotta contro l’inflazione. Questo fattore sta conferendo una certa stabilità alle obbligazioni e alle valute dei mercati locali.



Ruoli invertiti: il debito dei mercati emergenti nel 2021 rispetto al 2022

L’avvio di un ciclo restrittivo della Federal Reserve (Fed) è tradizionalmente risultato piuttosto traumatico per gli investitori del debito nei mercati emergenti (EMD). L’indice Bloomberg EM Local Currency Liquid Government è sceso di oltre il 13% rispetto ai livelli medi registrati nel primo semestre 2015 in vista del rialzo dei tassi del dicembre 2015. I timori di una replica di tale performance, unitamente all’inaspettata forza del dollaro USA, hanno tenuto gli investitori ai margini durante il 2021. Vedi il Bond Compass del 1T 2022, che mostra come gli investitori siano stati venditori netti di obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti rispetto ai benchmark tra la primavera del 2021 e la fine dell’anno.

L’inizio del 2022, per contro, rappresenta una sorta di inversione dei ruoli. I timori di una stretta aggressiva della Fed sono aumentati, ma il debito dei mercati emergenti si è dimostrato notevolmente stabile. Sono i mercati sviluppati, invece, a registrare volatilità e cali significativi sia in ambito obbligazionario che azionario. La maggiore propensione al rischio registrata ad inizio anno potrebbe aver incoraggiato alcuni investitori a rientrare nei mercati emergenti, ma ci sono altre ragioni chiave per cui le forze che si sono abbattute sul debito dei paesi emergenti nel 2021 potrebbero affievolirsi.

Le banche centrali dei Paesi Emergenti sono in anticipo rispetto alla curva

La Fed e le altre banche centrali dei paesi sviluppati sono sotto pressione, principalmente perché il mercato ritiene che siano in ritardo rispetto alla curva. L’inflazione ha dimostrato di non essere transitoria (come promesso), è aumentata più del previsto e molte banche centrali hanno mantenuto politiche ampiamente accomodanti, nonostante la forza del mercato del lavoro. Le banche centrali dei paesi emergenti, tuttavia, hanno reagito all’inflazione alzando i tassi rispetto ai minimi, nonostante l’impatto economico del COVID, in molti casi, sia stato piuttosto grave. La figura 1, che rappresenta l’indice di diffusione delle variazioni dei tassi delle banche centrali, suggerisce che il picco della pressione restrittiva sia stato osservato a metà dicembre 2021 e che ora stia iniziando a smorzarsi.

Figura 1: La stretta della politica delle banche centrali dei paesi emergenti inizia ad allentarsi

Rollover dell’inflazione

Potrebbe essere prematuro anticipare la fine dell’impennata inflazionistica che ha turbato così profondamente le banche centrali, ma vi sono alcuni segnali che indicano che potremmo esserci già lasciati alle spalle il picco delle pressioni inflazionistiche in molte nazioni dei Paesi Emergenti. Come evidenziato da State Street Global Markets in una recente comunicazione, l’indicatore delle pressioni sui prezzi ricavato dai dati online (PriceStats®) indica una certa attenuazione dell’impulso inflazionistico in diversi grandi Paesi Emergenti.1

Le osservazioni chiave indicano che i prezzi dei prodotti non alimentari nei supermercati in Cina rimangono contenuti, che l’inflazione in Corea del Sud e Messico potrebbe aver raggiunto il picco alla fine del 2021 e che la serie PriceStats in Brasile ha registrato un calo significativo. Di conseguenza, anche se i prezzi elevati dell’energia e le interruzioni della catena di approvvigionamento manterranno l’inflazione a livelli elevati, secondo altri indicatori le pressioni dovrebbero iniziare ad allentarsi già nella prima parte del 2022.

USD ai massimi?

La forza del dollaro USA si è rivelata una spina nel fianco per gli investitori nei Mercati Emergenti nel 2021. Nel corso dell’anno, il deprezzamento delle valute dei mercati emergenti rispetto all’USD ha pesato per il 5,5% sulla performance dell’indice Bloomberg EM Local Currency Liquid Government. All’inizio del 2022, il DXY (l’USD ponderato in base agli scambi commerciali) ha raggiunto il suo livello più alto dalla metà del 2020 a causa dei timori per una stretta aggressiva della politica monetaria della Fed.

Da allora, il prezzo del future dei Fed Funds di dicembre è sceso ulteriormente, suggerendo che il mercato reputa che l’azione della Fed sarà ancora più restrittiva di quanto previsto ad inizio anno, tuttavia il dollaro USA si è deprezzato. Mentre una grande crescita dell’avversione al rischio favorirebbe il dollaro, questa mancanza di trazione dovuta alle aspettative sul rialzo dei tassi suggerisce che il dollaro potrebbe avere difficoltà a spingersi ulteriormente al rialzo, a meno che la Fed non produca un vero shock, come una politica restrittiva a colpi di incrementi dei tassi superiori rispetto ai 50bp già anticipati.

Ottenere rendimenti più elevati

I rendimenti obbligazionari a livello globale stanno aumentando, ma l’arma vincente per gli investitori che puntano sul reddito fisso è quello di ottenere rendimenti più elevati cercando di ridurre al minimo l’esposizione ai valori degli asset in flessione. È probabile che gli investitori nei Mercati Sviluppati restino cauti nel costruire posizioni lunghe su bond con rendimenti elevati prima che ci sia una maggiore chiarezza sul fronte dell’inflazione.

Per contro, il debito dei mercati emergenti si è dimostrato notevolmente stabile. I rendimenti offerti dall’indice Bloomberg EM Local Currency Liquid Government sono aumentati di circa 10bp dalla fine del 2021, fino al 5,3%, rispetto all’aumento di oltre 50bp dell’indice Bloomberg US Treasury, che si è portato all’1,75%. Optando per i Mercati Emergenti rispetto ai Treasury statunitensi, gli investitori otterrebbero un differenziale sul rendimento di oltre 350bp e, sulla base della price action delle ultime settimane, anche total returns più stabili.

Grafico 2: Lo Yield to Worst dei Mercati Emergenti è al massimo dal 2019 e gli spread sui Treasury sono ampi nonostante le recenti vendite

Riepilogando

I mercati emergenti continuano ad affrontare le difficoltà derivanti dal COVID e dall’inflazione elevata. Anche prevedere i movimenti del dollaro Usa potrebbe essere molto complesso. Tuttavia, la resilienza mostrata finora nel 2022 suggerisce che le banche centrali dei Paesi Emergenti siano percepite come all’avanguardia nella lotta contro l’inflazione, e questo conferisce una certa stabilità alle obbligazioni e alle valute dei mercati locali.

La stabilità, unitamente ai livelli di rendimento (che sono ai loro massimi dalla metà del 2019) dovrebbe rafforzare la fiducia in una buona performance del debito in valuta locale dei Paesi Emergenti nel 2022, quando l’inflazione inizierà a diminuire. Per gli investitori meno fiduciosi riguardo l’allentamento delle pressioni inflazionistiche, le obbligazioni indicizzate possono fornire un certo grado di protezione (vedi Bond Compass del 1T 2022 per ulteriori dettagli). 

Come investire

Gli investitori possono investire nel debito dei Mercati Emergenti con gli ETF di SPDR. Per avere maggiori informazioni sui fondi e per visualizzare la serie storica completa della performance, potete cliccare sui nomi dei prodotti sottostanti:

SPDR® Bloomberg Emerging Markets Local Bond UCITS ETF (Dist)2

SPDR® Bloomberg Emerging Markets Local Bond USD Base CCY Hdg to EUR UCITS ETF (Acc)3

SPDR® Bloomberg EM Inflation Linked Local Bond UCITS ETF (Dist)4