Approfondimento


Il debito dei Paesi Emergenti si scontra con la forza del dollaro americano

I recenti rialzi dei rendimenti dei Treasury e l’apprezzamento del dollaro americano ancora una volta hanno inciso negativamente sul debito dei Mercati Emergenti (ME). Tuttavia, le prospettive a lungo termine sembrano migliori: il rendimento del debito dei Mercati Emergenti sembra infatti attraente rispetto a quello dei mercati sviluppati. Inoltre, le valute locali hanno perso terreno nei confronti del dollaro americano, tornando quindi ad essere maggiormente competitive.


Il recente apprezzamento del dollaro americano, la svolta verso politiche monetarie restrittive delle banche centrali e una componente di avversione al rischio hanno contribuito congiuntamente a mettere sotto pressione il debito in valuta locale dei Mercati Emergenti (ME). Se guardiamo il Bloomberg EM Local Currency Liquid Index, nel mese di settembre solo pochi Paesi hanno ottenuto rendimenti positivi: la Cina, con il rallentamento degli indicatori di crescita interna; l’Indonesia, grazie a spread sui Treasury già elevati e all’inflazione relativamente moderata; e la Russia, con l’aumento dei prezzi del gas, che ha sostenuto il rublo.

Permane il timore che il tapering, ossia la graduale riduzione degli acquisti di bond da parte della Federal Reserve (Fed) e il successivo rialzo dei tassi d’interesse possano favorire gli strumenti denominati in dollari e limitare i flussi di capitale verso il debito dei Mercati Emergenti. Tuttavia, dal punto di vista del differenziale di rendimento, gli spread non hanno favorito il dollaro americano. La figura 1 qui di seguito mostra la differenza nel rendimento a scadenza tra il Bloomberg EM Local Currency Liquid Index e il Bloomberg US Treasury Index. Si può notare un chiaro ampliamento degli spread su livelli che non si vedevano dalla fine del 2016 (a parte l’impennata registrata durante la crisi del COVID). Per effetto della politica restrittiva delle banche centrali dei Mercati Emergenti, lo spread alla fine di settembre era di soli 5 pb (punti base) inferiore rispetto alla sua media a cinque anni.

Figura 1: I differenziali di rendimento dei Mercati Emergenti rispetto ai Treasury statunitensi si sono ampliati

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Nel mese di marzo 2021, il debito in valuta locale dei Mercati Emergenti aveva registrato rendimenti altrettanto negativi a causa dell’impennata dei rendimenti dei Treasury e del dollaro americano. Tuttavia, il trend negativo ha avuto vita breve e e nei due mesi successivi si sono registrati rendimenti positivi, con il recupero della valuta. L’ultimo rally del dollaro americano lo ha portato ad un apprezzamento del 7,6% rispetto al paniere di valute che compongono il Bloomberg EM Local Currency Liquid Index, secondo il modello di valutazione a lungo termine utilizzato da State Street Global Advisors. La risalita delle valute dei Mercati Emergenti potrebbe essere innescata da diversi fattori: fra queste un accordo in merito alla questione del tetto sul debito statunitense, una Fed più accomodante o ancora una soluzione dei problemi del colosso immobiliare cinese Evergrande. Tutti questi eventi potrebbero infatti favorire l’andamento di strumenti finanziari più rischiosi.

Come abbiamo anche segnalato in un recente articolo, Il Debito dei Mercati Emergenti: un potenziale inespresso, i mercati del debito dei Paesi emergenti scontano già nei prezzi un elevato grado di inasprimento nella curva dei rendimenti. Attualmente i rendimenti risultano elevati rispetto ai Treasury statunitensi perché le banche centrali dei Mercati Emergenti hanno già attuato manovre di politica monetaria restrittiva. La pendenza del segmento a 0-2 anni della curva è tornata sui suoi livelli più ripidi, suggerendo che nei prezzi del mercato sia già scontato un alto grado di inasprimento della politica, che tuttavia potrebbe non essere confermato dalle banche centrali: la misura dell’inflazione PriceStats® sembra essersi stabilizzata per diverse nazioni chiave dei Mercati Emergenti come il Brasile, la Corea del Sud e il Sudafrica. 

La crescita globale sta entrando nella sua fase di metà ciclo. Infatti l’OCSE ne prevede un rallentamento dal 5,7% del 2021 al 4,5% del 2022. Questo rallentamento è particolarmente evidente nelle nazioni dei Mercati Emergenti, con le variazioni più evidenti in Turchia, dove è previsto un calo della crescita dall’8,4% al 3,1%, in Brasile, che scende dal 5,2% al 2,3%, e in Sudafrica, dove la crescita frena, scendendo dal 4,6% al 2,5%.1 Il rallentamento della crescita e l’andamento dell’inflazione indicano che potrebbe iniziare a diminuire la pressione verso il proseguimento di una politica restrittiva da parte delle banche centrali dei Mercati Emergenti. È da notare che, come illustrato nella figura 2, la media a 12 settimane delle banche centrali che hanno rialzato i tassi rispetto a quelle che li hanno ridotti abbia iniziato a scendere (sospinta in parte dal recente taglio dei tassi d’interesse turchi).

Nel complesso, il recente rialzo dei rendimenti dei Treasury e del dollaro americano ancora una volta ha inciso negativamente sul debito dei Mercati Emergenti. Tuttavia, le prospettive a lungo termine sembrano migliori: il rendimento del debito dei Mercati Emergenti sembra infatti attraente rispetto a quello dei mercati sviluppati e le valute sono tornate ad essere “a sconto”, nonché maggiormente attraenti rispetto al dollaro americano. Nonostante l’ulteriore margine di proseguimento del ciclo di rialzo dei tassi per le banche centrali dei Mercati Emergenti, l’indebolimento della crescita e dell’inflazione dovrebbe iniziare a frenare la pressione rialzista. Con una politica più restrittiva già scontata nei mercati obbligazionari, questo potrebbe rivelarsi favorevole per il debito dei mercati locali.

Figura 2: la dinamica dei rialzi delle banche centrali dei Mercati Emergenti sta iniziando a rallentare

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